CAREZZA [1]

07 Marzo 2021 Etica e tecnologia
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Cosa è la carezza? Un semplice gesto o cifra di un orizzonte ulteriore? è soltanto delicatezza estrema o può nascondere in sé uno schiaffo?

Autore: Nausica Manzi


[ca-réz-za] 

 

Soprattutto in questi tempi, in cui un virus con una mascherina ha intrappolato le nostre anime e soffocato la capacità umana del contatto, del tatto e quindi il modo di dare e di essere carezza, tale gesto ora diviene sogno e speranza di rinascita e futuro.

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Cosa è però la carezza? Un semplice gesto o cifra di un orizzonte ulteriore? è soltanto delicatezza estrema o può nascondere in sé uno schiaffo?

La carezza è il gesto umano più semplice e più rivoluzionario che ci sia: banalmente consiste nello sfiorare qualcosa o qualcuno, in un tocco veloce che non è accompagnato da alcuna ombra di possesso. La carezza non significa infatti stringere o possedere: è un vegliare delicato sulle ferite e sulle gioie altrui e personali. La carezza è una veglia di cura pronta a combattere o a tranquillizzare, a suscitare un cambio di direzione, a sostenere, a richiamare, a reimparare a respirare. Credo che la carezza, in quanto vegliare gli altri e tramite questi anche se stessi, in quanto richiama alla pelle, alla vita concreta e al corpo stesso, sia quindi una modalità di esistere da incarnare e riscoprire. Vivere come una carezza significa rendersi tramite e custode di una fragilità che ha in sé un potere radicale che rimette al mondo, in piedi, vivi aggrappati al vero senso. In questo potere della fragilità vi è dunque anche l'ambivalenza della carezza che può contenere in sé anche lo schiaffo: ovvero, la carezza, come modalità d'esistenza, come veglia, è sia tenerezza che sostiene, fa respirare, tranquillizza, ma anche brivido che, nella sua immediatezza, scuote il corpo e l'anima, ponendosi come schiaffo di vita che scuote, che richiama all'essenza, che ricorda all'essere umano chi è. La carezza è dunque un'esistenza che è in grado di essere custode, angelo delicato ma combattente.

Dunque, bisognerebbe diventare e farsi continuamente carezze d'esistenza in questo duplice aspetto: veglia che consola e fa sentire al sicuro, veglia che inquieta, mette i brividi e fa rinascere nelle battaglie quotidiane della vita. Come fare? Ripartire dalla radice. La parola Carezza difatti ha in sé il termine latino " carus", che significa caro, o meglio amato: ecco, quindi, potremo dire che letteralmente carezza è in qualche modo la caratteristica di essere un amato. Dunque sono una carezza d'esistenza perché sono un amato in grado di amore, di veglia combattiva e terapeutica sul cuore degli altri e sul proprio. Carezza, tocco delicato che non è volontà di possesso, è un richiamo alla profondità dell'esistenza, una corda tesa a sussurrarci di cambiare punto di vista, di oltrepassare ciò che si vede per cercare, con lei, il vero senso nell'invisibile.

La carezza, tenerezza che fa respirare e schiaffo di vita che richiama al vero senso, è un amato che, tra fragilità e forza, tra l'oblio e la tenacia, tra errori e conquiste, cerca di rendere la sua vita conforme alla sua radice, l'amore. 

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