SCARTO

29 Giugno 2021 Etica e tecnologia
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scarto [der. di scartare] Di poco valore, di qualità scadente: roba, merce scarta. Lo scartare, cioè il rifiutare, l’eliminare qualcosa dopo una scelta. Cosa o insieme di cose di scarso valore, di qualità inferiore. Spostamento laterale brusco e improvviso, deviazione da un tracciato, da un percorso definito. Differenza, distacco esprimibile in valori numerici.

[scàr·to]

La realtà (iper)consumistica attuale è piena di scarti e non solo in termini di rifiuti e inquinamenti vari, più o meno riciclati che essi siano! 

Lo scarto che sfugge ai più è esistenziale, legato all’era tecnologica e agli effetti che essa sta producendo nelle esistenze quotidiane di tutti. Lo scarto è anche quello nascosto, non percepito e che caratterizza tutte le nostre attività online. Ogni nostra azione ha una sua pesantezza materiale (infrastrutture, cavi, cloud computing, storage per i Big Data, dispositivi, estrazione terre rare, ecc.) con grandi impatti ambientali, anche in termini di scarti generati, alcuni dei quali umani (vogliamo pensare ai bambini impegnati nell’estrazione delle Terre Rare?). Saremo anche diventati digitali, vivi perché dotati di profili digitali che hanno assunto più potere del nostro Sé, ma per esserlo consumiamo risorse materiali (suolo, energia, ecc.), ossigeno (mai pensato a quante e-mail riceviamo/spediamo e alla quantità di carbonio che esse producono?), abbiamo bisogno di luoghi fisici (fabbriche, banche dati, uffici commerciali, post-vendita, ecc.) e di usare oggetti tangibili e luccicanti come gli smartphone o i tablet.

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 Viviamo dentro l’era digitale, dominata dallo strapotere cannibalesco (avidità spietata e primitiva) dei dati che sembra avere eliminato ogni scarto. Sembra, perché il digitale è assimilato all’etereo, al virtuale, al simbolico, alla sparizione della carne e della corporalità, ma in realtà è molto pesante, duro, inquinante (non solo per le menti degli umani), smaterializzato nella narrazione conformistica di turno, ma in realtà incarnato come lo sono i corpi dei riders di Deliveroo che fanno le consegne, molto fisico così come lo è il mezzo di trasporto che consegna a casa un prodotto ordinato e pagato online. 

Senza rendercene conto, nell’era (caverna platonica o acquario) felicitaria nella quale ci siamo deliberatamente rinchiusi, abbiamo perso ogni percezione e senso di ciò e di quanto la nostra vita incarnata continui a produrre, oltre che di quanti scarti essa produca. E non si tratta degli innumerevoli scarti che rimangono dopo una spesa (incelofanata) al supermercato, dopo averla distribuita senza involucri nel frigorifero di casa, inconsapevoli della sua potenzialità di diventare semplice avanzo.

Lo scarto è quello che rimane tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati, tra ciò che vogliamo essere e non siamo, tra ciò che ci raccontiamo e ciò che la realtà racconta in modo pragmatico a noi (senza scomodare Wittgenstein o Watzlawick), tra le verità che sposiamo e sosteniamo (Ma la terra è piatta? E se non fosse vero ma a essere piatta fossero Marte o la Luna?) e la ricerca di una verità, tra le nostre molteplici identità e personalità e quella uniforme, omologata e condivisa dei nostri profili digitali, tra ciò che sentiamo essere importante e ciò che fingiamo essere tale nelle nostre molteplici attività online, tra i nostri investimenti in BitCoin e in Borsa e i numerosi risparmiatori che perdono i loro soldi, tra i fortunati integrati nel modello capitalistico vincente di turno felici dentro le sue narrazioni e gli innumerevoli migranti, diseredati, deprivati delle terre e del lavoro, che stanno riempiendo di morti il Mare Nostrum senza trovare spazi e l’attenzione che si meriterebbero nei media che ne parlano solo perché troppo condizionati dall’agenda politica del momento (ma cosa ha detto Salvini? Ma qual è l’ultimo cinguettio a cui Mentana darà retta in diretta o in una delle sue maratone TV?). 

"Quando Alice, nel suo paese delle meraviglie, dice ad Humty Dumpty che bisogna vedere se lei può dare alle parole questo significato, lui risponde che bisogna semplicemente vedere chi comanda"

Tutti sembriamo diventati sensibili all’ambiente, sembriamo più attenti al cambiamento climatico e alle cause che lo producono, ci raccontiamo come impegnati a ridurre ogni tipo di scarto. Poi però consumiamo come conigli in gabbia, come polli mai sazi allevati in batteria e lo facciamo perché non ci sentiamo mai saturi né satolli, e soprattutto senza preoccuparci degli scarti che generiamo. Eppure basterebbe pensare ai tanti ordinativi fatti ogni giorno online con Amazon, alle tante pizze deliverate (Deliveroo) o uberizzate (Uber) a domicilio, alle tante cose che buttiamo, all’obsolescenza passivamente accettata dei dispositivi elettronici, agli scarti e agli sprechi che generiamo. Più che il pensare serve l’agire, più che le intenzioni valgono i comportamenti virtuosi, più che la cultura del consumatore e del social networker serve la Cultura. 

Con un po' di Cultura in più si potrebbe anche comprendere meglio come e quanto lo scarto prodotto oggi ha e avrà un significato pesante per il nostro avvenire, ben oltre il presente nel quale ci siamo poltronescamente spaparanzati. Pensate soltanto a quanti prodotti in più oggi compriamo solo perché hanno l’etichetta di sostenibilità. Come se all’improvviso tutta la filiera produttiva si fosse trasformata in isola ecologica e senza scarti. 

Con maggiore Cultura si potrebbe diventare, grazie alle maggiori informazioni e conoscenze acquisite, più consapevoli, più responsabili, più attenti all’ambiente, più generosi e rispettosi nei confronti delle altre persone, più impegnati nella costruzione di una coscienza collettiva, meno consumatori presi all’amo e più cittadini di questa terra in pericolo e di questo mondo le cui risorse si stanno rapidamente esaurendo. 

Un modo per acculturarsi potrebbe essere quello di leggere. Leggere per esempio libri come Siate Materialisti di Ingrid Paoletti dal quale ho tratto alcuni spunti per questo testo. Per l’autrice dobbiamo tutti imparare “ ... a pensare anticipatamente all’impatto che genererà il nostro gesto per far tornare il resto (NDR: lo scarto) nel progetto, l’ambiente nell’azione quotidiana, l’escluso nella nostra vita modificando le categorie di naturale e artificiale.”  

 

Autore

Carlo Mazzucchelli

Dirigente d'azienda, filosofo e tecnologo, Carlo Mazzucchelli è il fondatore di SoloTablet, un progetto dedicato a una riflessione critica sulla tecnologia.

Esperto di marketing, comunicazione e management, ha operato in ruoli manageriali e dirigenziali in aziende italiane e multinazionali.

Focalizzato da sempre sull'innovazione ha implementato numerosi programmi finalizzati al cambiamento, a incrementare l'efficacia dell'attività commerciale, il valore del capitale relazionale dell'azienda e la fidelizzazione della clientela, attraverso tecnologie all'avanguardia e approcci innovativi. Giornalista e storyteller, autore di 16 ebook, formatore, oratore in meeting, seminari e convegni.

È esperto di Internet, social networking, ambienti collaborativi in rete e strumenti di analisi delle reti sociali.

Autore di 20 libri sulla tecnologia (Collana Technovisions Delos Digital)

 

 

 

 

 

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