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Intelligenza Artificiale: facciamo un pò di chiarezza (un contributo di Rita Pizzi)

Intelligenza Artificiale: facciamo un pò di chiarezza (un contributo di Rita Pizzi)

23 Novembre 2020 The sapiens
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Quello che constato leggendo quotidianamente i moltissimi articoli presenti ormai sia sui quotidiani nazionali in stampa che su internet nei siti più disparati, è che molto spesso vengono diffuse affermazioni completamente sbagliate sull'AI. Io penso che questo avvenga perchè la maggior parte delle persone che parlano di intelligenza artificiale non hanno mai visto o sviluppato un sistema AI dall'interno e parlano per sentito dire.

UN CONTRIBUTO DI RITA PIZZI


Sono laureata in Fisica ed ho un dottorato in Ingegneria elettronica.

Mi occupo di Intelligenza Artificiale dagli anni 90, in particolare in ambito biomedico. Sono docente di intelligenza Artificiale presso l'Università degli Studi di Milano. La mia linea di ricerca principale riguarda l'applicazione di metodi di intelligenza artificiale alle neuroscienze, utilizzando in particolare le reti neurali artificiali. Negli anni scorsi ho sviluppato un sistema ibrido biologico-elettronico, ossia composto da neuroni umani in cultura interfacciati ad un sistema elettronico e ad una rete neurale artificiale, che risponde a comandi digitali. Ho anche sviluppato un'interfaccia basata sul riflesso psicogalvanico che consente al soggetto di navigare sullo schermo del computer attraverso un comando mentale.

Attualmente sto sviluppando sistemi di riconoscimento di pattern cognitivi all'interno di segnali EEG.

Su tutto ciò ho pubblicazioni, visibili sul mio sito http://pizzi.di.unimi.it 

Lo scorso anno accademico ho tenuto un corso di dottorato che ho chiamato "Bionica computazionale", che alla fine è l'aspetto software delle "Brain-Computer Interfaces"(BCI).

Oggi questa disciplina sta avendo grandi sviluppi (all'estero, ma anche in alcuni centri italiani come il Sant'Anna o IIT): si cominciano a vedere impianti cerebrali che funzionano, paraplegici che riescono a muoversi, ciechi che tornano a vedere...mentre gli impianti cocleari, che sono stati i primi ad essere stati implementati, sono già commerciali.

Ora Elon Musk, con la sua azienda Neuralink, promette grandi innovazioni. Ho alcuni dubbi che riesca a risolvere in breve alcuni problemi che persistono riguardo ad interfacciamento e decodifica, ma sicuramente, se qualcosa potrà fare, riuscirà a metterlo in opera. Una disciplina con un futuro ancora da scrivere ma dalle grandi potenzialità, non solo per il mondo della disabilità, ma anche per la società in generale: ci saranno uomini "bionici" con funzionalità fisiche potenziate, interfacce dirette della mente con il computer e quindi con tutta la conoscenza del web e anche con l'interconnessione fra i soggetti che è possibile via web.

Tanto che un autore afferma che la coscienza individuale sarà nella storia dell'umanità solo transitoria: ci aspetta una coscienza collettiva in cui l'individualità tenderà a scomparire.

Naturalmente la tecnologia BCI si incrocia con quella della Realtà virtuale, che sempre di più tende ad essere immersiva e diventerà indispensabile quando aggiungerà funzionalità da Realtà aumentata utili anche nella quotidianità. Ci aspetta probabilmente anche un futuro in cui mondo virtuale e realtà fisica saranno così strettamente connessi che faremo fatica a distinguere il reale dal virtuale. 

Tornando all'Intelligenza Artificiale, da quanto ho detto è chiaro che mi occupo di Intelligenza Artificiale di base e non sono molto coinvolta in applicazioni AI di tipo aziendale rivolte all'utente finale, ma ho chiari quali siano i metodi che vengono utilizzati per creare le varie applicazioni.  Quello che constato leggendo quotidianamente i moltissimi articoli presenti ormai sia sui quotidiani nazionali in stampa che su internet nei siti più disparati, è che molto spesso vengono diffuse affermazioni completamente sbagliate sull'AI. Io penso che questo avvenga perchè la maggior parte delle persone che parlano di intelligenza artificiale non hanno mai visto o sviluppato un sistema AI dall'interno e parlano per sentito dire.

L'Intelligenza Artificiale non è nata ieri

Il risultato è che il pubblico si fa delle idee sbagliate, molto sbagliate. Ho visto scritto di tutto, anche da persone che si occupano di innovazione e che quindi hanno un certo credito. Certo riesce difficile entrare nel merito con accuratezza. L'idea che si sono fatti i lettori, e che poi veicolano e condividono sui social, è che AI sia nata ieri mattina, mentre ha 70 anni. Inoltre la confondono con le reti neurali artificiali, che sono solo uno fra i 1000 metodi che si possono usare. O la confondono con la robotica, mentre i robot hanno 99% altro software e 1% (ma anche 0%) di intelligenza artificiale. Leggendo quanto viene scritto, le persone non capiscono che AI prima di tutto è software e non hardware, e che vuol dire analisi dei dati, calcolo numerico, ottimizzazione, metodi per la teoria delle decisioni, riconoscimento di forme...in primo luogo quindi tratta di metodi computazionali. Oggi questi metodi sempre più spesso producono applicazioni che vengono sviluppate per la gestione dei dati o delle strumentazioni, che sono poi presenti nelle aziende o in device che vengono venduti all' utente finale. Più spesso si tratta di software che gira solo su un computer.

L'Intelligenza Artificiale  è una scienza dura

Ma soprattutto il pubblico non coglie che AI è una scienza dura, in particolare una branca della computer science. Esiste quindi una sola disciplina, come "la" fisica, "la" matematica, "la" geologia, non esistono "tante" intelligenze artificiali come si legge su internet. Esiste una sola AI, che è un insieme di metodi e di algoritmi dedotti dai metodi, ed esistono poi tante applicazioni. E' importante comprendere che non abbiamo a che fare con "le" AI, intese come dei modulini autonomi già pronti, ciascuno dei quali rende intelligente l'oggetto in cui viene inserito. Le applicazioni AI sono software, scritto con fatica ad uno ad uno,  personalizzato sempre con tanta fatica per ciascuna applicazione, coinvolgendo tante persone. Questo software viene poi incorporato all'interno di tantissimo altro software non AI. Questo è importante anche per valutare i famosi rischi di cui si parla tanto: siamo noi uomini che scriviamo ogni applicazione AI, noi che inseriamo questo software nel software non AI perchè funzioni, noi che ne regoliamo e controlliamo il comportamento. Come per ogni sistema, l'uomo progetta anche metodi di controllo esterno a scopo di sicurezza. Esattamente come qualsiasi altra arma umana, anche non informatica. Quindi solamente con un'azione volontaria si può costruire un software AI in cui non si progetta anche un modo per disattivarlo, o che abbia intenti malvagi. Lo stesso si può dire anche per un'arma nucleare.

Dobbiamo insegnare ai ragazzi a essere padroni della tecnologia, non semplici utenti

Un altro punto molto importante è proprio questo: si fa tanto parlare di AI, si vuole che il mondo vada verso l'innovazione come fonte di progresso e di economia positiva, e poi non si fa niente perchè i ragazzi, quelli che dovrebbero poi diventare il futuro della società dell'innovazione, imparino ad essere padroni della tecnologia. I ragazzi oggi sono sempre più spesso solo degli utilizzatori della tecnologia. Nessuno spiega a questi ragazzi che se vogliono diventare i futuri attori della tecnologia e della società dell'innovazione devono studiare la matematica. Devono studiare materie scientifiche impegnative. Devono studiare molto. Non ci sono scorciatoie. Altrimenti resteranno sempre solo degli schiavi della tecnologia che hanno imparato bene a schiacciare dei bottoni.

Ma in Italia, in particolare, questo semplice concetto sfugge ai politici, che non investono nell'istruzione, sfugge spesso ai docenti, che da una generazione ormai non dispongono della preparazione adeguata (non voglio però generalizzare), e sfugge ai genitori, che a loro volta non hanno le informazioni corrette per comprendere in che direzione i loro figli devono impegnarsi.

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