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Che tipo di essere umano vogliamo essere in un futuro tutto tecnologico? (Luis Restrepo)

Che tipo di essere umano vogliamo essere in un futuro tutto tecnologico? (Luis Restrepo)

19 Febbraio 2021 Interviste filosofiche
Interviste filosofiche
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La risposta che diamo come società a questa domanda ci guiderà nel mondo che costruiremo nel nostro rapporto con la tecnologia.

 "Diogene […] obiettò una volta che gli si facevano le lodi di un filosofo: “Che cosa mai ha da mostrare di grande, se da tanto tempo pratica la filosofia e non ha ancora turbato nessuno?” Proprio così bisognerebbe scrivere sulla tomba della filosofia della università: “Non ha mai turbato nessuno” (F. Nietzsche, Considerazioni inattuali III.)."  

Sei filosofo, sociologo, psicologo, studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole della Rete e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? .

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini ed elettori. Sulla velocità di fuga e volontà di potenza della tecnologia e sulla sua continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano.

In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  ha condotto con Luis Restrepo, Teólogo sistemático.


Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo?

Ciao, grazie per il suo invito a rispondere a questa intervista.

Sono un sacerdote della Colombia, nella mia vita ho studiato filosofia e teologia. Tuttavia, non solo ho lavorato come parroco, ma ora lavoro anche come professore presso l'Università Cattolica di Manizales, nella mia città, in vari programmi come: laurea in tecnologia e tecnologie dell'informazione; Master in Lettere e Teologia; e anche nel Dottorato in Educazione. Inoltre, sono uno dei membri del Consiglio nazionale di bioetica (CNB) della Colombia.

Il mio interesse per la tecnologia è stato presentato dalla ricerca nel campo dell'istruzione e della tecnologia; umanismi emergenti, bioetica e intelligenza artificiale.

Per l'istruzione, la tecnologia e l'informazione sono estremamente importanti. Inoltre, con la pandemia covid-19, è stato necessario un maggiore supporto nell'educazione di entrambe le possibilità.

Ma comprendere l'importanza delle nuove tecnologie nel mondo di oggi significa anche conoscere l'importanza dei cambiamenti e delle trasformazioni dell'essere umano, per esempio di fronte ai processi di apprendimento.

È anche necessario riflettere sull'etica e l'uso della tecnologia e dell'informazione nel mondo di oggi. Per il teologo è essenziale comprendere il posto che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione possono occupare nella vita umana, senza intaccare il senso dell'esistenza e della salvezza in Cristo. 

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte dei filosofi e degli scienziati ma anche delle singole persone?

È comune trovare coloro che combattono ancora contro la tecnologia, come se potesse distruggere l'uomo che l'ha originata. Le visioni apocalittiche in materia, hanno dato origine a molti film, romanzi e anche opere filosofiche ampiamente negative. Ma secondo me, le trasformazioni che la tecnologia può realizzare nella vita umana dipendono dall'essere umano. Una tecnologia contro l'uomo va corretta e ripensata eticamente.

Lo sviluppo scientifico e tecnologico deve avere come scopo la ricerca del benessere per tutti, uomini e donne.

Uno sviluppo tecnologico che spiazza la persona umana, invece di servirla, non ha senso. Così, per esempio, sorge la domanda sull'economia e il lavoro umano. Può esserci uno sviluppo nel quale l'essere umano non è più necessario per la produzione? Ha senso una tale pratica tecnologica finalizzata all'esclusione degli esseri umani dal processo produttivo e dal lavoro? Ha senso sviluppare un'intelligenza artificiale che sostituisca quella del genere umano? 

 

 

Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?

Sono certo che la tecnologia sia neutra, nel senso che essa non dispone di una propria intenzionalità. Tuttavia, l'uso e l'abuso della tecnologia mostrano tendenze che portano una persona meno capace di ammirare il proprio ambiente, con meno sviluppo di fronte alla conoscenza di sé e con una perdita di capacità critica di fronte alle false notizie che circolano attraverso le nuove tecnologie.

Quindi, è importante sottolineare che è in atto un cambiamento. Non a causa della tecnologia stessa, ma determinato da come la usiamo e la rendiamo disponibile alla comunità in generale. Inoltre, vedo le decisioni degli sviluppatori di tecnologia che mi fanno riflettere sul senso etico di quegli  sviluppi tecnologici. Un buon esempio è l'intelligenza artificiale. 

 

Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa il filosofo non è tanto quel che è (chi siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei i possibili scenari futuri che stanno emergendo e quale immagine del mondo futuro che verrà ci stanno anticipando?

C'è da aspettarsi che le nuove tecnologie influenzino sviluppi specifici del lavoro, lavoro da casa, in ambiti specifici sempre più dominati dalla tecnologia. Credo però che possa verificarsi anche un'involuzione della ragione umana. Le persone di oggi, in particolare gli studenti, pensano che la conoscenza sia sul web, che nulla richieda uno sforzo maggiore per essere compreso, applicato e sviluppato. Il rischio futuro è di aggiungere un numero crescente di macchine che pensano anche per noi, che ci sostituiscono condizionando gli ambiti della nostra esperienza quotidiana e relegandoci in ruoli da comparse dentro una scenografia da esse scritta e implementata.

La domanda che emerge sarebbe: che tipo di essere umano vogliamo essere in futuro con tutto lo sviluppo tecnologico?

La risposta che diamo come società a questa domanda ci guiderà nel mondo che costruiremo nel nostro rapporto con la tecnologia. 

 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

A rischio di sembrare uno che non gioca per posizioni estreme. Devo ammettere che non sono né un tecnofobo né un tecnofilo.

La realtà dell'uomo è molto più che solo queste due possibilità. La tecnologia come tutta la creazione umana può essere utile o pericolosa, dipende da noi cosa ne facciamo. 

Mentre l'attenzione dei media e dei consumatori è tutta mirata alle meraviglie tecnologiche di prodotti tecnologici diventati protesi operative e cognitive per la nostra interazione con molteplici realtà parallele nelle quali viviamo, sfugge ai più la pervasività della tecnologia, nelle sue componenti nascoste e invisibili. Poca attenzione è dedicata all'uso di soluzioni di Cloud Computing e ancora meno di Big Data nei quali vengono archiviati miliardi di dati personali. In particolare sfugge quasi a tutti che il software sta dominando il mondo e determinando una rivoluzione paragonabile a quella dell'alfabeto, della scrittura, della stampa e di Internet. Questa rivoluzione è sotterranea, continua, invisibile, intelligente, Fatta di componenti software miniaturizzati, agili e leggeri capaci di apprendere, di interagire, di integrarsi e di adattarsi come se fossero neuroni in cerca di nuove sinapsi.  Questa rivoluzione sta cambiando le vite di tutti ma anche la loro percezione della realtà, la loro mente e il loro inconscio. Modificati come siamo dalla tecnologia, non ci rendiamo conto di avere indossato delle lenti con cui interpretiamo il mondo e interagiamo con esso. Lei cosa ne pensa? 

Il problema è, a mio avviso, nella consapevolezza degli sviluppi del software, Big Data e Cloud computing, ad esempio. I cambiamenti negli sviluppi umani sono sempre avvenuti nella storia, l'uomo è molto diverso dopo le grandi rivoluzioni scientifiche, ancor di più è una persona in continua evoluzione.

Tale evoluzione non può essere rifiutata di per sé. Abbiamo tutti bisogno di crescere e migliorare come esseri umani da creazioni, invenzioni, sviluppi artistici, ecc. Il fatto di sottolineare la grandezza artistica di geni come Leonardo da Vinci, non toglie nulla al valore estetico delle opere d'arte digitale di alcuni contemporanei.

L'intelligenza artificiale presente nel cloud computing, le reti bayesiane dietro i progetti probabilistici, ecc. Sembrano prendere decisioni per le persone. L'Internet delle cose (Internet of things-IoT) consente una sempre maggiore raccolta di dati ed è diventato importante per il processo decisionale in settori diversi come l'agricoltura, l'allevamento, il controllo dei servizi pubblici, ecc.

Tutto quanto sopra ci fa vedere una vita migliore basata sugli sviluppi tecnologici. Tuttavia, non dobbiamo mettere da parte la responsabilità per questi sviluppi e per ciò che vogliamo assumere come cambiamenti nelle nostre vite e modi di essere e di pensare. 

 

Se il software è al comando, chi lo produce e gestisce lo è ancora di più. Questo software, nella forma di applicazioni, è oggi sempre più nelle mani di quelli che Eugeny Morozov chiama i Signori del silicio (la banda dei quattro: Google, Fcebook, Amazon e Apple). E' un controllo che pone il problema della privacy e della riservatezza dei dati ma anche quello della complicità conformistica e acritica degli utenti/consumatori nel soddisfare la bulimia del software e di chi lo gestisce. Grazie ai suoi algoritmi e pervasività, il software, ma anche la tecnologia in generale, pone numerosi problemi, tutti interessanti per una una riflessione filosofica ma anche politica e umanistica, quali la libertà individuale (non solo di scelta), la democrazia, l'identità, ecc. (si potrebbe citare a questo proposito La Boétie e il suo testo Il Discorso sulla servitù volontaria). Lei cosa ne pensa?

Da ottobre 2019 faccio parte del Consiglio Nazionale di Bioetica della Colombia. Tra i suoi membri e tanti esperti dal mondo che ho incontrato in questo periodo, c'è una preoccupazione per la privacy e ancor di più per l'etica di chi gestisce i dati, ma ancora di più per l'etica di chi progetta il software e coloro che creano reti come Facebook, Google e molti altri.

Qui la questione è etica, e non sulla validità o meno della tecnologia, ma sul significato e sul bene del suo utilizzo per l'essere umano. 

 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo  guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Devo dire che sono d'accordo con molte delle dichiarazioni fatte dalla professoressa Sherry Turkle. Come sociologa e psicologa, realizza uno sviluppo molto interessante sulla necessità di conversare oltre la tecnologia, tuttavia ci sono molti che preferiscono rinunciare all'incontro personale e costruire tutte le loro relazioni dalle loro appendici tecnologiche e digitali.

Devo anche dire che nell'attuale pandemia globale, una delle cose che mi spaventa da perdere è il piacere di incontrare e riconoscere l'altro senza mediazioni digitali e tecnologiche.

Che tipo di relazioni costruiremo in un futuro totalmente dominato dalle mediazioni tecnologiche? 

 

In un libro di Finn Brunton e Helen Nissenbaum, Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta, si descrivono le tecniche che potrebbero essere usate per ingannare, offuscare e rendere inoffensivi gli algoritmi di cui è disseminata la nostra vita online. Il libro propone alcuni semplici comportamenti che potrebbero permettere di difendere i propri spazi di libertà dall'invadenza della tecnologia. Secondo lei è possibile difendersi e come si potrebbe farlo?

Non sono sicuro di potermi difendere dall'invasione della privacy che questi sviluppi tecnologici e digitali implicano. Tuttavia, dovremmo cercare di utilizzare questi sviluppi in modo ragionevole e imparare a mantenere le nostre vite private il più possibile lontane dalla rete.

Ci sono situazioni che non riesco a capire. Tanti giovani vivono la loro esistenza in rete, fotografano tutto e lo comunicano, gli influencer sembrano piuttosto manipolatori dei modi di pensare, delle coscienze e anche della coscienza politica e cittadina. Ma ancora di più, i criteri personali sono sottoposti a ciò che dicono sulle reti.

La vita privata deve essere tenuta separata dalle reti. Anche sapendo, che molte cose non saranno altro che un tentativo di mantenere la privacy. 

 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Penso che la questione dell'etica della tecnologia, del digitale e di altri sviluppi nell'area sarà sempre interessante. 

Cosa pensa del nostro progetto SoloTablet? Ci piacerebbe avere dei suggerimenti per migliorarlo!

Il progetto è davvero interessante e merita di essere conosciuto da più persone. È essenziale che il suo manifesto diventi sempre più presente nella comunicazione delle nuove tecnologie.

Non appena avrò i risultati della mia ricerca sul cyberplagio nell'istruzione superiore, vorrei condividerli con voi.

 

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